Tra le verdi montagne dell’altopiano guatemalteco, regione di Sololá, si apre azzurro il Lago de Atitlán, magnifico con i suoi colori e i suoi tre vulcani: il vulcano Tolimán, l’Atitlán e il San Pedro con la loro presenza silente e maestosa rendono questo lago uno dei luoghi piú belli del mondo.

Il Comune di Santiago Atitlán é situato nella parte sud-est del lago, nella baia di Santiago, alle pendici dei vulcani Tolimán y Atitlán, ed é uno dei posti piu interessanti della regione per la sua storia e la sua cultura. La maggior parte dei suoi abitanti sono Maya Tzutujul: alti, forti, bilingue e profondamente legati alle antiche tradizioni maya, tanto che i sacerdoti di Santiago abbondano e la loro fama si é diffusa nella zona. In questo Comune si celebra il culto di Maximón, sincretismo del cristiano San Simone, e si conserva un idolo che rappresenta l’antico dio del vento, il Xocomil.

Il frate Francisco Vázquez nella penultima decade del secolo XVII sciveva: “ la nazione degli Tzutujiles di Santiago Atitlán é la piú bellicosa, superba, acuta e astuta di tutte quelle che compongono le grandi e potenti signorie di questa provincia guatemalteca”.

I 45.000 Atitechi di oggigiorno vivono della agricoltura, coltivando mais, caffé e avocado, e dell’ artigianato in perline, tessuti e pittura.

L’orgoglio per la loro antica cultura ed il carattere fermo non sono cambiati molto col passare dei secoli: la magggior parte degli uomini e quasi tutte le donne indossano il loro bell’abito tradizionale, tutti parlano la lingua Tzutujil ed il rispetto per le tradizioni Maya permea e guida la vita quotidiana.

Questo stesso orgollo per le proprie radici e la forza del carattere hanno fatto sí che durante i tristi anni del ufficialmente denominato Conflitto Armato Interno in Guatemala(1982- 1996) la zona di Santiago Atitlán soffrisse le atrocitá di uno Stato che si era prefisso l’annientamento dei Maya e della loro cultura. In Guatemala ancora si piange l’assenza dei 300.000 desaparecidos, “scomparsi”, del genocidio di Stato.

In Santiago Atitlán la resistenza della guerriglia fu dura, e la reazione dell’esercito brutale: massacri e omicidi di civili e uomini di chiesa si susseguirono fino alla notte del 2 Dicembre 1990. Quella notte nel Cantone Panabaj, 2 chilometri a sud di Santiago, la popolazione esasperata si riuní di fronte al presidio militare e la reazione dell’esercito lasció gli ultimi 13 morti: si scatenó allora un’ incredibile mobilitazione popolare che si concluse con la cacciata dell’esercito dalla provincia di Santiago Atitlán, 6 anni prima della firma degli accordi di pace. Da quel momento all’esercito é proibito, per legge, entrare nella provincia e dove c’era il presidio, a Panabaj, sorge ora il Parco della Pace.

Peró le conseguenze della guerra vanno oltre le pallottole e le lacrime: restano le vedove e gli orfani, un tessuto sociale infranto e la povertá.

Il Cantone Panabaj, prima della tormenta Stan, era popolato da 5.000 abitanti che sopravvivevano di una povera agricoltura di braccianti e mezzardi cui salario é di circa 2.70 euro al giorno; non tutti i bambini, che rappresentano una gran parte della popolazione, hanno accesso all’educazione e la maggior parte lavora nei campi o trasporta legna giú dalla montagna, caricando un peso ben maggiore del proprio corpo; molte donne si dedicano alla tessitura di magnifiche tele che vendono ad intermediari con scarsi guadagni.

Peró, malgrado le difficoltá e la durezza della vita, gli abitanti di Panabaj mantengono la forza e l’orgollo dei propri antenati: la loro nobiltá d’animo e la loro dignitá fanno di questo popolo un emblema della sofferenza e della grandezza della cultura Maya, la loro coesione ed il loro spirito non sottomesso sono ragioni di speranza.

Continuiamo camminando, credendo che “ nella storia degli uomini ogni atto di distruzione trova risposta , prima o poi, in un atto di creazione” (Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina).